MERCATO E MERCATI

30/09/2015



La riconquista. Una nuova relazione
fra campagna e città



Tra i temi sui quali l’Expo Milano 2015 ha centrato il proprio interesse - e che ha una fortissima attinenza con i contenuti della Carta di Milano - c’è sicuramente la relazione tra campagna e città. Si tratta di una relazione, simbolica e fisica al tempo stesso, che appare oggi da ri-conquistare. 

 

I due grandi processi che hanno interessato il territorio italiano negli ultimi cinquant'anni - la dilatazione dell'urbanizzato e la trasformazione dell'agricoltura da forma di conduzione policolturale a sistema intensivo e specializzato - hanno comportato infatti l’interruzione delle relazioni tra lo spazio rurale e quello urbano, a dispetto del loro sempre più frequente compenetrarsi morfologico.

 

Con l’industrializzazione dell’agricoltura, le attività agricole hanno perso il loro ruolo intrinsecamente multifunzionale di attività primaria di produzione di cibo nonché di salvaguardia e riproduzione di patrimoni non monetizzabili, primi tra tutti l’ecosistema e le forme di socialità non urbane. A livello della pianificazione urbanistica e territoriale si è assistito a un vero e proprio processo di rimozione del rurale, nell’ambito del quale le zone classificate come ‘aree agricole’ sono state di fatto percepite e trattate come ‘spazi non ancora urbanizzati’, spazi dell’attesa.

 

L’urbanistica della crescita non ha considerato le qualità e i conflitti che sono propri delle aree periurbane, margine estremo del territorio rurale, limitandosi a tenere in conto gli aspetti fondiari e di assetto fisico legati alla sola edificazione.

 

La dilatazione dell'urbanizzato (con la creazione della ‘città diffusa’ e di quelle realtà oggi identificate come città metropolitane) e la trasformazione dell'agricoltura non sono state dunque accompagnate efficacemente in Italia da un progetto di costruzione culturale per una nuova relazione fra campagna e città, a differenza di quanto è avvenuto o avviene in altri Paesi europei.

 

La prospettiva della Città Smart/comunità intelligente vede nell’agricoltura urbana e periurbana uno dei sottosistemi del più complesso ecosistema urbano: si tratta di ri-pensare a forme di agricoltura idonee alla complessità degli insediamenti contemporanei e in grado di fornire una molteplicità di prodotti e servizi di carattere materiale e immateriale (cosiddetti servizi eco sistemici: produzione, regolazione, servizi culturali, servizi di supporto…).

 

Nella prospettiva della Città Smart gli spazi agricoli urbani e periurbani possono diventare ambiti multifunzionali di:

  • qualificazione della produzione
  • tutela dell’ambiente e delle risorse naturali;
  • valorizzazione della cultura e del turismo/ospitalità agrituristica;
  • valorizzazione di spazi pubblici e di aggregazione sociale;
  • rafforzamento della capacità di adattamento urbano ai cambiamenti climatici;
  • promozione dell’educazione ambientale e degli stili di vita sostenibili o dell’agricoltura sociale.

 

Tutto questo però ad almeno due condizioni.

La prima è che si lavori per sostenere e facilitare il recupero delle situazioni di abbandono e degrado e l’avvio di una reale multifunzionalità dell’attività imprenditoriale agricola, utilizzando la ‘leva fiscale’ e agendo sul piano normativo (nazionale e regionale). Va in questa direzione il Regolamento della Regione Lazio n.11/2015 sulla ruralità multifunzionale.

La seconda è che, in coerenza con lo spirito della Città Smart, si cerchi di valorizzare la cooperazione e l’integrazione di più partner (istituzioni, imprese con professionalità diversificate, associazionismo, mondo del volontariato, etc.) allo scopo di creare un substrato socio-economico solido, capace di sostenere efficacemente i processi di valorizzazione del territorio.

 

Un’ultima notazione.

In questo progetto culturale per una nuova relazione tra campagna e città, accanto alla realtà delle aree metropolitane della quale si è fin qui detto, deve trovare spazio anche la dimensione dei territori rurali con piccoli centri (in Italia quasi il 27% della popolazione vive in nuclei con meno di 10mila abitanti), per i quali la combinazione tra invecchiamento della popolazione ed esodo rurale rischia di essere letale.

Alcuni programmi di ricerca a livello europeo - si pensi al programma ‘Smart Rural Areas’ dell’Istituto Fraunhofer per l’Ingegneria sperimentale del Software (IESE) di Kaiserslautern (Germania) - si stanno interessando della vivibilità di questi piccoli centri (definiti anche ‘Smart Villages’) e stanno valutando come affrontare la sfida di garantire servizi pubblici e infrastrutture a fronte di una bassa densità di popolazione.

La posta in gioco è il diritto costituzionale a condizioni di vita uguali per tutti e la rivoluzione digitale (servizi digitali e applicazioni) può offrire un contributo prezioso in tal senso, collaborando a definire un nuovo modello di relazione tra città metropolitane e campagna ‘urbanizzata’.




Arch. Teresa Maria Sorrentino e Arturo Semerari archivio »

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