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2/03/2015



Quando la meraviglia ritorna ogni notte



Spesso rientrando la notte, l’Orsa

sopra il cammino.

… che scivola lungo le ore

sul piano celeste ….

Si può sempre …. irridere i secoli che camminarono

guidati dalle stelle – ma è miseria

quando la meraviglia ritorna ogni notte.

 

Questi brani sono tolti da una bella poesia di Pascal Rion, apparsa su La Domenica de Il Sole 24 Ore del 15 Febbraio, e fanno sognare.

 

 È affascinante vedere le fotografie della Terra di notte riprese dallo spazio (chi l’avrebbe mai immaginato mezzo secolo fa) e vedere la luminosità di tutte le grandi agglomerazioni urbane, restano in ombra solo i mari, i deserti e le alte montagne. Di converso, dalle zone fortemente illuminate dove abitiamo, non si vedono più le stelle, la meraviglia che ritorna ogni notte.

 Potrei raccontare delle tante volte che mi sono incantato a vedere il cielo di notte, nel mare di Pantelleria al largo, nel Sahara in Libia e Algeria, nei deserti dell’Oman e di Arabia, o in aereo verso l’Oriente, quando le stelle appaiono come un muro luminoso a prua, dalla cabina di pilotaggio. 

 Ma c’è una notte che ricordo tra tutte con entusiasmo.

 Eravamo mia moglie ed io gli unici passeggeri della Grande Britannia, un mercantile della Grimaldi Lines, lungo più di 200 metri e largo 30, grande come una delle grandi navi da crociera da 50 mila tonnellate, e stavamo concludendo un giro tra i porti del Mediterraneo Orientale. Con le navi da carico di questa Compagnia ho fatto diversi viaggi straordinari. Se amate andare per mare e un po’  di avventura, se vi piace vedere la realtà delle cose, dei traffici, delle navi, dei porti, della libertà e del rigore della Marina, pensate a un viaggio in mercantile, ce ne sono tanti, vi consiglio di chiedere il catalogo a Grimaldi Lines.

 Eravamo partiti nel pomeriggio da Alessandria d’Egitto ed eravamo diretti a Genova per andare in bacino di carenaggio. Era una bella sera d’estate di pochi anni fa, passavo le mie ore in plancia, non c’era la luna e le costellazioni sorgevano sempre più chiare. Una sera eccezionale. Mi accorsi che i marinai di guardia non riconoscevano le stelle e solo qualche ufficiale ne sapeva qualcosa. Allora presi il mio atlante celeste ed ebbi il permesso di salire con alcuni dell’equipaggio in controplancia, cioè sul tetto della plancia, cioè sul posto più alto della nave. Non c’erano luci attorno a noi, non c’era una nuvola in cielo, la volta celeste era stellata a tutte le altezze e in tutte le direzioni, la nave procedeva sicura e forte nella rotta,e noi eravamo assolutamente soli in mezzo al Mediterraneo.

 Indicavo le costellazioni e le stelle principali, e il triangolo d’estate con Deneb, Vega e Altair, e le Orse, e Andromeda che amo, tra Perseo e Pegaso, la galassia a noi più vicina, visibile o intuibile a occhio nudo in condizioni ottimali o ancor meglio con un normale binocolo. I marinai erano contenti poiché vedevano la realtà e i miti oltre il GPS, con cui ora si procede in mare, non più con le stelle.

 Quanto a me, era uno di quei rari momenti in cui si sente il cuore cantare, la pienezza della meraviglia, vedendo persino sorgere basse sull’orizzonte le costellazioni australi, che qui non vediamo mai e sentire la sconvolgente bellezza dell’Universo, poiché di questo e non di altro si tratta. Sentirsene parte viva e consapevole, anche se infinitesima, ma partecipi di tanta gloria, al di là di tutto.

 Come la gioia provata la prima volta in Patagonia alla vista della Croce del Sud, che non è maestosa come le costellazioni boreali, ma insomma l’asse terrestre va di sotto in quella direzione e il cielo le gira intorno. Come trovarsi d’inverno con un anziano capo Tuareg nel deserto e interrogarsi su Aldebarán, da che parte è, anche se loro usano un altro nome. Queste e molte altre storie possono dirvi la gioia che ho provato quando i miei figli, per il mio ottantesimo compleanno, mi hanno regalato una stella, sì, una vera stella.

 Le stelle, si sa, sono miliardi. Non sono trascorsi molti anni da quando tutti i Paesi hanno adottato la stessa nomenclatura per il Cielo, e c’è quindi un’autorità centrale che ne cura e aggiorna il catalogo. Tutte le principali hanno un nome, oltre alle coordinate nello spazio. Tutte le altre si identificano con una sigla e un numero o sempre con le relative coordinate.

 Ho riassunto la storia del catalogo celeste in poche righe, è una storia che potete leggere in qualunque libro di astronomia.

 C’è poi una speciale anagrafe dei nomi, gestita dall’International Star Registry e se venite nel mio studio potete vedere il loro certificato che dichiara che, nella Costellazione del Cigno, non lontano dall’Alfa Cygni che è Deneb, c’è una stellina le cui coordinate di ascensione retta e declinazione, per cercarle col telescopio o con Google, sono:

 

 Cygnus RA 20h 41m 54.53s

 D 38° 59’ 50.91”

 

 cui è stato imposto il mio nome, che è quello del Vostro

 

 

                                                                                  Carlo Orlandini

                                                                                 

 

 



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