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15/04/2015



Per il museo nazionale al Quirinale



C’è un lieve brusio attorno al Colle del Quirinale, vari pensieri affiorano su cosa fare di quell'enorme e magnifico palazzo. È un po' come l’inizio del poema sinfonico La Moldava di Smetana, con il lieve gorgoglio della sorgente, che diviene ruscello, che poi crescit eundo, fino a diventare il fiume maestoso che scorre sotto i ponti di Praga.
Ecco, siamo ancora da molti anni alle battute iniziali, ma due mi sembrano gli affluenti principali: c’è chi propone semplicemente l’apertura al pubblico della maggior parte delle sale, più o meno cosi come sono. Chi invece, come me, vorrebbe trasformarlo nel Louvre italiano, compito gigantesco, con tempi lunghissimi.

 

La stampa si è mossa di recente, in particolare con Gian Antonio Stella e Aldo Cazzullo, con l’una e l’altra ipotesi. Di certo, a favore della ripresa dell’argomento, contribuisce la figura del nuovo inquilino, Sergio Mattarella, uomo più solo e più schivo di tutti i suoi predecessori, la cui immagine appare in forte contrasto con la messa in scena del Palazzo. E tra i suoi primi interventi, non a caso, va notato quello di ampliare le visite al Palazzo.

 

Questa è una storia che ho seguito e cui ho cercato di contribuire in alcuni momenti per circa 35 anni, che brevemente riassumo. Naturalmente non sono stato il solo, sarebbe utile che altre voci si aggiungessero.

 

Correva l’anno 1981, ero presidente della Euromercato e avevo incontrato alcune volte Luigi Petroselli, compianto Sindaco di Roma.

 

Un giorno mi invitò ad uscire con lui sul piccolo balcone del suo ufficio, una grandiosa verticale sulla Curia e i Fori Imperiali, una vista che suscita entusiasmo. Così qualche tempo dopo, il 6 Ottobre gli scrivevo:

 

Desidero riassumere in poche righe l’idea che Le ho recentemente sottoposto. Nessuna città al mondo possiede i motivi di richiamo di Roma per la storia, la religione e l’arte.

E tuttavia non esiste a Roma un Museo Nazionale, in cui sia possibile vedere tutto ciò che oggi è disperso o nascosto o difficilmente accessibile.

Penso ad un equivalente del Louvre, ove siano raccolte le opere d’arte pre-romana, greco-romana, medioevale, del Rinascimento e delle epoche successive.

Solo per fare un esempio, basterà citare il caso della statuaria romana, una piccola parte della quale occupa uno dei palazzi Capitolini.

La sede del museo Nazionale dovrebbe a mio avviso essere il Quirinale, analogamente al Louvre, un tempo palazzo reale. A Roma non è certo un problema trovare per la Presidenza della Repubblica un palazzo o una villa molto importanti e degni. Per la suprema magistratura dello Stato non occorre del resto una sede che, come quella attuale, sia molte volte più grande della Casa Bianca.

Disporre del Quirinale per il Museo Nazionale vorrebbe dire creare un complesso unico la mondo, in prossimità dei Fori e del Campidoglio.

Un’idea come questa richiede ovviamente studi e approfondimenti, tutte cose che costano.

 

E per dare un po’ di contenuto pratico al suggerimento, allegavo un assegno di un milione di lire intestato al Sindaco di Roma, per provvedere ad una prima impostazione dello studio e infine accennavo alla possibilità di contribuire ulteriormente.

 

Avevamo combinato di incontrarci il 10 Ottobre, ma la cosa non ebbe luogo per la sua improvvisa scomparsa. Ripresi il rapporto con il successore Ugo Vetere. Un anno dopo, il 30 Novembre 1982 così gli scrivevo:

 

Più ci penso , e più mi sembra che quest’opera sia degna della Sua attenzione, assieme a quella del recupero dei Fori Imperiali, cui il Suo nome resterà legato.

Ho visto che un primo passo si compie con il trasferimento al Quirinale della collezione Ludovisi, il che a mio avviso dimostra che vi sono una forza e una evidenza delle cose, quando i tempi stanno per maturare.

Molte sono le energie che possiamo suscitare.

 

Posso affermare che Vetere era veramente convinto dell’idea. Ne parlammo a più riprese, aveva anche manifestato il proposito di parlarne con il Presidente Sandro Pertini, "subito dopo le elezioni", che era sicuro di vincere. Le cose andarono diversamente e non ripresi l’argomento col successore.

 

Per alcuni anni la Ragioneria del Comune di Roma mi telefonò ogni anno pregandomi di riprendere il milione non sapendo cosa farne, rifiutai sempre, pregando di tenerlo lì, a futura memoria e utilità. Poi silenzio.

 

Spero lo abbiano investito con profitto. Quindi è ancora là.

 

Vi fu un breve accenno nel Maggio del ’92 col Presidente Cossiga, ma senza sviluppi degni di nota.

 

Passano altri anni e al Quirinale sale Oscar Luigi Scalfaro, con la figlia ovunque affettuosamente nota come la signorina Marianna.

 

Ho diverse occasioni di incontro, sia per gli incarichi nel Servizio Sanitario Nazionale, sia soprattutto per la Fondazione ASPHI Onlus, che aiuta i disabili con applicazioni di informatica e telecomunicazioni.

 

Con l’amica senatrice Mariapia Garavaglia, già Ministro della Sanità, riprendo l’argomento e seguono alcuni incontri al Quirinale con la signorina Marianna e la professoressa Romanini, architetto del Quirinale, assieme a Mariapia Garavaglia.

 

L’idea è accolta con favore, ricordo tra l’altro come erano andate le cose con il Louvre. Sono occorsi un secolo perché il Ministero francese delle Finanze uscisse da quel palazzo, e alcuni decenni per gli ultimi grandiosi allestimenti..

 

Arriviamo all’Agosto del 1996, quando proposi la costituzione dell’Associazione Amici del Quirinale, con presidente Marianna Scalfaro e composta da poche persone, con il compito di sviluppare un programma operativo, individuando da quale parte dell’edificio cominciare un programma ventennale di sviluppo.

 

Questo avanprogetto elencava tutte le fasi iniziali, il programma di azione e di autofinanziamento della gestione e le diverse competenze da definire.

 

Non appena definito il programma iniziale e ottenuta l’approvazione del Presidente Scalfaro, si trattava di trasformare l’Associazione in Fondazione e di avviare il percorso pubblico dell’iniziativa, con l’intervento delle competenze della Presidenza e del Governo.

 

Nella riunione del 15 Ottobre del 1996 al Quirinale con Marianna Scalfaro, Mariapia Garavaglia e la professoressa Romanini, la proposta che avevo elaborato fu giudicata "bellissima". Ognuno, come "compito a casa", l’avrebbe studiata, per poi parlarne in un prossimo incontro.

 

Non ricordo di preciso cosa poi accadde in quel periodo, ricordo che ebbi occasione e modo di incontrare il Presidente in varie circostanze, ma molto semplicemente avvenne che il momento di grazia per il progetto Quirinale fosse passato e che l’argomento divenisse meno importante.

 

Negli anni successivi si è progressivamente sviluppata l’attività di mostre e manifestazioni in alcune parti del Palazzo o nelle Scuderie, sempre con successo, ma finora nulla che abbia messo in discussione l’idea di un cambiamento sostanziale.

 

È inutile soggiungere quanto sarebbe bello se l’idea riprendesse vigore e, come La Moldava, da timido gorgoglio di ruscelli, divenisse giovane e poi grande fiume.

 

La Demetra di Morgantina che sta nel museo di Aidone e i Bronzi di Riace li vedrei volentieri nella prima sezione archeologica del Museo, da soli richiamerebbero milioni di visitatori. E questo è ancora un altro discorso.

 

Se mi è consentito un augurio personale, una sola cosa desidero, che per questo e mille altri progetti ci sia un risveglio di entusiasmo, ma non l’entusiasmo puro e semplice che si assopisce nel voltar di pagina, dopo la lettura di una notizia, ma quello che incita a mettersi in piedi, con la voglia di fare strada.

 

Occorrono molti progetti di questo genere, capaci di generare energie per grandi obbiettivi fuori dall’ordinario, per favorire il ritorno di quell’entusiasmo consapevole e diffuso, senza il quale il Paese si auto-destina alla recessione civile ed economica.

 

Un ultimo e non trascurabile pensiero.

 

Tra pochi giorni a Milano si apre l’Expo 2015, il grande evento internazionale al centro del quale sta il Padiglione Italia. Poi in autunno i riflettori si spengono e la città Expo si svuota.

 

Ma per i decenni a venire quale mai migliore Padiglione Italia è concepibile, per riassumere e presentare ciò che rende degno il nome di questo Paese, se non il grande Museo Nazionale del Quirinale, capace di divenire uno dei centri mondiali della cultura e delle arti?

 

Il mondo è cambiato, pensate che Abu Dhabi fino agli anni ’60 era un villaggio di pescatori in miseria. Tra poco aprono il Louvre, sì, proprio il Louvre ad Abu Dhabi. Al Louvre seguiranno lo Sheik Zayed Museum sulla cultura locale (2016) e l’anno dopo il Guggenheim Museum. Sheik Zayed è stato un uomo straordinario, che ha difeso l’indipendenza di questo piccolo emirato e ne ha sovrinteso con mano ferma l’impetuoso sviluppo. E’ una bella storia, tutta da leggere.(1)

 

E noi non saremmo capaci di fare il grande Museo del Quirinale, che c’è già?

 

 

(1)     Mohammed Al-Fahim

From rags to riches – A story of Abu Dhabi

Makarem A.G., Dubai 2013



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